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martedì 26 agosto 2014

I fuori-classe della democrazia

di Raffaella Vitulano

Opere più o meno raffinate di ingegneria politico-sociale antidemocratica attentano all’evoluzione della nostra contemporaneità. Ogni giorno assistiamo a nuovi strappi, che pure sarebbero accettabili se solo fossero nel solco dell’equità e se puntellassero finalmente altri diritti, troppo a lungo dimenticati. Ma il fatto è che a tali strappi non pare corrispondere alcun miglioramento globale della società, in nessun punto del mondo, piuttosto incline ad una deriva neo-oligarchica e tecnocratica della governance euroatlantica e mondiale.
E’ così che negli ultimi anni si è via via alimentato un blocco alternativo a quello finora dominante della Nato e dell’Occidente, ormai affogato nella tempesta di una crisi finanziaria, economica e sociale. Un Occidente involuto anche grazie all’incapacità e alla cecità del suo ceto dirigente, che negli ultimi due decenni ha dissipato un patrimonio culturale ed economico, creando le premesse per un’altra guerra mondiale dall’esito incerto. Alcuni esperti dei think-tank stanno ipotizzando che l’Unione europea dovrà fronteggiare scioperi e proteste sociali con la forza militare. L’art. 222 del Trattato di Lisbona ne creerebbe le premesse: ma è davvero questa la via per contrastare l’aggravarsi delle disuguaglianze sociali?
Questioni di casta, questioni di classe. Eppure il numero dei fuori-classe aumenta a dismisura. Resta intanto l’opzione Bce: uno dei capitoli più dibattuti riguarda appunto il quantitative easing, l’acquisto di titoli pubblici e privati in grande quantità che la Banca centrale europea potrebbe decidere a breve. Ma sui suoi effetti, gli economisti sono ancora divisi. L’obiettivo, aumentando la domanda, consisterebbe nell’abbassare i rendimenti sui prestiti e sui titoli evitando la deflazione, stimolando l’economia e dirottando il denaro su investimenti, consumi, azioni. Berlino frena, convinta che un eccesso di liquidità produca solo bolle finanziarie. Ma c’è anche chi sostiene che una immissione di liquidità della Bce a basso tasso di interesse per le banche italiane non serva sostanzialmente a nulla dato che un euro in più di credito disponibile non aumenterà la domanda semplicemente perché in Italia la domanda è stata già annientata dall’austerity.
Inoltre, permarrebbe il rischio che vincolando nella moneta unica il sistema bancario nazionale che lo riceve si disinnescherebbe l’opzionalità di riconversione in nuova valuta in caso di possibile default. Tutto da valutare, dunque, mentre il premier nostrano Renzi continua a dribblare in politica estera. L’importante è che non si ispiri troppo a Tony Blair, l’ex uomo del New labour ormai lingotto delle consulenze d’oro a J.P. Morgan ma anche a Mongolia, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Colombia e Albania. Quando la polizia sparò sugli operai dell’area petrolifera di Zhanaozen- in Kazakhstan - che protestavano per le condizioni di lavoro, era il dicembre del 2011. Oggi in una lettera, di quelle 14 morti accertate Blair scrive appunto che queste ”non devono oscurare” i progressi nel campo dei diritti umani (!). Una singolare idea di democrazia.

mercoledì 6 agosto 2014

Ebola, è guerra biologica?

di Raffaella Vitulano

Leggo sull'Ansa la notizia che  un malato arriva in Spagna, primo caso in Europa. E già è di per sè una notizia. Ma ammetto che quando leggo qualsiasi sito adoro scorrere i testi fino ad arrivare alla parte a volte più interessante, i commenti. Il primo, di un Top Commentator, lascia francamente di sasso: "Glenn Thomas, autorevole consulente dell’OMS a Ginevra, esperto in AIDS e, soprattutto, in Virus Ebola, era a bordo del Boeing 777 della Malaysia Airlines abbattuto ai confini tra l’Ucraina e la Russia. Glenn Thomas era anche il coordinatore dei media ed era coinvolto nelle inchieste che stavano portando alla luce le controverse operazioni di sperimentazione di virus Ebola nel laboratorio di armi biologiche presso l’ospedale di Kenema. Ora che questo laboratorio è stato chiuso per volontà del Governo della Sierra Leone, emergono ulteriori particolari in merito agli interessi che nascosti dietro la sua gestione". La nota a commento scorre come un rullo, citando addirittura Bill e Melinda Gates come aventi connessioni con i laboratori di armi biologiche situati a Kenema, al pari di George Soros che, tramite la sua Fondazione, finanzia lo stesso laboratorio di armi biologiche.  C'è già di che incuriosirsi. Dopo qualche commento misto a scetticismo, l'autore del post ci riprova e aggiunge altri particolari:  il virus dell'Ebola sarebbe stato brevettato negli USA nel 2009. E allega due interessanti link:
L'autore rinvia poi al sito Autismo e Vaccini dove campeggiano titoli come: "Il Governo della Sierra Leone ordina la chiusura dei laboratori di sperimentazione"  e "Epidemia Ebola: perché è stato assassinato Glenn Thomas".O ancora: "Disastro aereo in Ucraina, epidemia Ebola: coincidenza o fatalità?"
Titoli, diciamolo, che sui media ufficiali difficilmente troverebbero spazio. Forse è per questo che Autismo e Vaccini mette anche noi media sotto accusa: "I canali ufficiali dei media non hanno mai riportato una sola notizia in merito alla presenza del laboratorio di armi biologiche a Kenema, men che meno la disposizione di chiusura, né l’ordine di interrompere la sperimentazione di Ebola da parte della Tulane University. Quindi, quali altri canali ci sono rimasti perché queste informazioni diventino di pubblico dominio, e siano diffuse attraverso le reti sociali, se anche l’OMS e le istituzioni sanitarie evitano di rilasciare informazioni e di agire?". E ancora: "Il blackout dei media, il totale silenzio, la spinta delle più fantasiose promozioni vaccinali, l’incuranza dei laboratori nel maneggiare microrganismi letali, rappresenta a nostro avviso l’evidenza che siamo entrati in un’era di guerra biologica. La guerra principale non si svolge tra nazioni ma tra esponenti dell’élite mondiale che mettono in pericolo la vita dell’intera popolazione del globo utilizzando sempre più i vaccini, sempre più virus da guerra batteriologica e un orchestrato inganno di massa".  Le emergenze mondiali ci devono spingere a capirne di più. E' vero che noi giornalisti spesso siamo distratti e a volte superficiali. Però cerchiamo di non perdere di vista la nostra mission.
Da giornalisti verificheremo con attenzione le fonti. Noi i fatti dobbiamo provarli e il condizionale è sempre d'obbligo. Ma di materiali su cui riflettere nel succitato sito - che riporta fonti documentate ed autorevoli - mi sembra ce ne sia abbastanza, prima di liquidarli come bufale web o tesi complottiste.

martedì 5 agosto 2014

Ferragosto a caccia di Orsi

di Raffaella Vitulano

Sotto la vernice dorata di ferragosto c’è ormai quasi sicura brezza di manovra e probabilmente anche di prelievo forzoso in stile cipriota, prima di un eventuale intervento della troika. Ma questo lo sapremo non prima di dicembre. L’Europa scopre l’anticiclone Atlantico - non solo sui conti pubblici - e sullo scacchiere geopolitico s’affaccia lo spettro di una invasione russa destinata, si sussurra, a due finalità: il riarmo tedesco, inizialmente in chiave difensiva, e il rifiuto di intromissioni della Nato e degli Usa nella sfera di influenza continentale di Berlino (e questo spiegherebbe anche il suo veto all’Ucraina nella Nato). Da qualche mese Gauck, il presidente tedesco, sta infatti martellando l’opinione pubblica col messaggio che la potenza tedesca debba essere non solo economica ma anche militare. Gauck, cresciuto come Merkel nell’ex Ddr, sembrerebbe voler approfittare della debolezza imperiale americana paventando un attacco della Russia all’Europa proprio per poter sfidare le indicazioni di Yalta. Gli Stati Uniti, dal canto loro, si dicono persuasi che in Ucraina la Russia abbia violato il trattato sul disarmo del 1987. L’Alleanza Atlantica si sta così velocemente voltando verso Mosca. Segnali poco distensivi che lascerebbero supporre l’embrione di una Guerra fredda  3.0. La plutocrazia occidentale va a caccia di Orsi in pieno Ferragosto: non dimentichiamo inoltre che nel cda della neonata Burisma Holding, prima società gasifera ucraina nella storia (nata soprattutto col compito di resistere al colosso russo Gazprom, sul cui libro paga figura l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder), è entrato R. Hunter Biden, figlio del vicepresidente statunitense Joe.Una vera e propria sfida su un terreno, quello del gas, piuttosto accidentato.
Stiamo assistendo alla tendenza verso un neo bipolarismo strutturale mondiale dopo molte convergenze temporanee a geometrie variabili succedutesi negli ultimi anni. Gli Usa da un lato, e dall’altro un’integrazione delle economie di Ue e Russia attraverso la Germania, che diverrebbe parte di una più estesa integrazione eurasiatica che includa la Cina. E’ in questo quadro di disegno egemonico continentale che andrebbe considerata l’imposizione teutonica di dure misure economiche ai paesi europei più deboli. Non si può parlare o scrivere del peggioramento delle condizioni di vita degli italiani, dei greci, dei portoghesi e così via senza riflettere sullo smantellamento degli equilibri democratici consolidatisi all’indomani del secondo conflitto mondiale. Oggi Washington potrebbe sperare che gli eredi del Terzo Reich possano restare alleati contro Mosca, ma l’insofferenza di Frau Merkel (che parla già di prossime dimissioni) alle ingerenze di Obama rende la crisi con Berlino molto più complessa e piena di trappole proprio mentre il presidente Usa avrebbe bisogno della piena collaborazione tedesca su temi caldi come l’Ucraina, il Medio Oriente, il negoziato commerciale transatlantico. Un conflitto militare paventato potrebbe insomma sfociare in uno reale, mentre a classi politiche deboli e corrotte continuerà a mancare - nel liquame fangoso dell’ignavia - la percezione di quale sia il vero nemico strategico e finanziario da combattere.