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giovedì 29 dicembre 2016

2017, odissea nello spazio. Di un anno

di Raffaella Vitulano
 
Fine anno, tempo di bilanci. Fuori dai luoghi comuni, magari, come quelli che ci segnalano come cicale d’Europa. Thomas Fricke, economista e giornalista, su Der Spiegel ricorda tuttavia proprio ai tedeschi che l’Italia ha i conti in ordine e non può prendere lezioni dai professoroni tedeschi, neppure sul fronte dell’efficienza della pubblica amministrazione, di avanzi commerciali con l’estero, moderazione salariale o equilibri di bilancio. Il problema italiano, semmai, starebbe nell’immobilismo della congiuntura economica e nel contenimento della spesa. Ma ormai siamo nel tritacarne, e Berlino alza la posta per spedirci dritti nella braccia della troika per incassare appetitose risorse con le quali pagare l’eventuale rischioso costo dello smantellamento dell’euro da negoziare con Trump. L’euro diventa strumento della lotta di classe? Vedremo. Se l’Italia chiedesse un piano di aiuti all’Esm - il Meccanismo di stabilità europeo diretto dal tedesco Klaus Regling - o al Fondo monetario internazionale perderebbe ogni residua iniziativa di governo al pari della Grecia, dove lo scorso 14 dicembre l’Esm ha sospeso le sue più recenti misure di alleggerimento del debito in reazione all’approvazione da parte del parlamento di Atene di un provvedimento una tantum a favore dei pensionati più poveri. E’ bastato il pollice verso del ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schaüble perché gli aiuti ad Atene venissero sospesi. Ditemi, c’è un nome per tutto questo? Io credo di sì. All’interno della logica imposta dall’abbandono della sovranità monetaria regna la logica della guerra fra poveri. Nel caso delle banche, magari ci diranno che il contribuente ha salvato il risparmiatore, ponendo il problema in termini di antagonismo tra due soggetti che, tra l’altro, largamente coincidono. Un conflitto insensato, alimentato nel tempo e dal dogma della confusione tra l’attività bancaria tradizionale e quella di investimento (Banche di Affari, leggasi Glass-Steagall Act). Se ne parla in Europa, ma anche nel mondo anglosassone. A Londra, dove i ”Remain” riacquistano vigore approfittando anche della malattia della regina. A Washington, dove si scopre che del saldo netto di 10 milioni di posti di lavoro creati dal 2005 al 2015 la quasi totalità, cioè il 94%, è fatto contratti a progetto, partite Iva, on demand , interinali di vario genere, in appalto e cose simili. Nel 2017 cambieranno molte cose. E saranno proprio gli Usa a dover riflettere sui loro obiettivi: durante la guerra fredda erano quelli di impedire un’unione tra le nazioni dell’Heartland. Con il crollo del muro, l’obiettivo è passato all’improbabile conquista delle nazioni del Heartland. E a furia di concentrarsi ossessivamente su quello, gli Stati Uniti sono stati centrifugati a meri osservatori di unioni ed integrazioni eurasiatiche che rivoluzioneranno il pianeta nei prossimi 50 anni. Ed ecco che c’è chi scrive che la ricerca disperata per prolungare il momento unipolare di Washington ha finito per accelerare l’ascesa di una realtà multipolare. Analisi ineccepibile.Trump pretenderà ora una rinegoziazione degli accordi bilaterali, preferendoli ai trattati di libero scambio. Cina e Germania dovranno cominciare a guardarsi bene le spalle. A Washington, l’anno nuovo vedrà soprattutto l’acutizzarsi nei primi giorni dello scontro sulla politica estera più complesso degli ultimi settant’anni. Sulla questione di Israele, su cui si gioca il vero tentativo di boicottaggio della prossima Amministrazione a opera della vecchia. Ma anche sulla dittatura in Turchia, la guerra in Siria in Iraq e in Afghanistan, la Libia terra di nessuno, l’Egitto nel caos, una nuova corsa all’allargamento nucleare. Per non parlare della Disunione europea dilaniata dal terrorismo, dell’Iran e di tante altre zone calde. Un finale di presidenza Obama ad alta tensione, che prima di consegnare le chiavi del 1600 di Pennsylvania Avenue a Donald Trump, venderà cara la pelle, soprattutto con una serie di misure punitive nei confronti della Russia per le (presunte) ingerenze del Cremlino nelle elezioni presidenziali americane. Contro media troppo critici, il 23 dicembre scorso 2016 il presidente Barack Obama ha istituito il Centro di impegno globale (Global Engagement Center), finalizzato alla lotta contro la propaganda e la disinformazione nemiche . Questa nuova istituzione si aggiunge al Centro di comunicazione strategica della Nato e all’Unità di comunicazione strategica dell’Unione europea e disporrà di un budget di 140 milioni di dollari. Dal canto suo, il ministero degli Esteri russo ha annunciato che se gli Stati Uniti intraprenderanno nuovi passi ostili nei confronti della Russia ci sarà una risposta da parte di Mosca. Tutte premesse di un sereno 2017. Auguri a tutti!

mercoledì 14 dicembre 2016

Fake News, se provassimo a guardare oltre?

di Raffaella Vitulano

Ma sì, apriamo le finestre e diamo aria alle polemiche italiane, guardando piuttosto agli scenari internazionali in cui il nuovo governo si incastona come una tessera in bianco e nero di un mosaico a colori, perché la geopolitica non è mai stata così fluida come in questi giorni. Guardiamo a Washington, ad esempio, dove - parola di Trump - il ceo di Exxon Mobil, Rex Tillerson, scelto come prossimo Segretario di Stato Usa ”sosterrà gli interessi americani nel mondo dando una svolta alla politica estera dove per anni sono stati compiuti errori grossolani e disastri”. Il neo presidente è determinato a rottamare le politiche interne e internazionali delle precedenti amministrazioni Bush e Obama. Ammesso che non inciampi in qualche ostacolo: quaranta membri del Collegio Elettorale - che il 19 dicembre deve designare ufficialmente Trump alla presidenza - hanno infatti firmato una lettera chiedendo un briefing di intelligence su interferenze russe che avrebbero tentato di modificare l’esito delle elezioni a favore di Hillary Clinton. A Washington e a Bruxelles cominciano ad andare di moda le Fake News e la Fake Intelligence. Tutti giù per terra a modificare, manipolare e rettificare notizia o bufale. C‘è chi si sostiene che Donald Trump non avrebbe conquistato la presidenza degli Stati Uniti se non avesse beneficiato di una propaganda fuorviante via internet. E c’è chi dice il contrario. Il fenomeno dei media alla guerra, che inizialmente poteva far sorridere, si sta rivelando un fattore in grado di condizionare le consultazioni elettorali in vari Paesi. E distinguere tra True e Fake diventa impresa ardua.
Per il giornalista investigativo Wayne Madsen, i media degli Stati Uniti, in poche ore, sono passati dalle “notizie false” su innocue pizzerie legate alla pedofilia all’“intelligence falsa” sulla presunta operazione di cyber-spionaggio della Russia volta ad eleggere il Presidente Donald Trump. Ma l’intelligence della Cia - insinua Madsen - sul coinvolgimento della Russia nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti è così scadente che il Federal Bureau of Investigation (Fbi), in risposta alle domande dei congressisti testimoniava alla commissione Servizi Segreti della Camera che l’affermazione della Cia sulla Russia è “confusa e ambigua”affermando che mancano “fatti e prove tangibili”. Chi non vede l’ora di sabotare la nomina di Trump del Ceo di Exxon Rex Tillerson a Segretario di Stato è la “coppia neocon” dei senatori John McCain e Lindsey Graham. Troppo amico di Putin, quello che con Assad ha attaccato i ”ribelli moderati in Siria”. Nel polverone mediatico alza una mano pure Robert Fisk, dell’Independent, annunciando che stiamo per apprendere molti più particolari sui ”ribelli” che noi stessi in Occidente - negli Stati Uniti, in Gran Bretagna e nei Paesi “tagliatori di teste” del Golfo - avremmo foraggiato. Ciononostante, l’Unione europea ha adottato nuove sanzioni contro la Siria per la sua offensiva anti-terrorismo nella città di Aleppo. Così, mentre il nostro ombelico è concentrato su Palazzo Chigi, scopriamo nientedimeno che il più grande successo di soft power di Vladimir Putin sarebbe addirittura il film natalizio ” Masha e orso”e ci scateniamo a capire cosa c’è dietro all’Animaccord, la società di animazione con quartier generale a Mosca. Tremino anche i social, dove la propaganda del Cremlino avrebbe conquistato il sesto video più visto su YouTube con “Masha e il porridge”. Ad ogni modo, gli eventi di Washington avranno un indiscutibile impatto sul mondo intero, Europa compresa. Berlino sa che l’euro sarà a forte rischio se ingaggerà una contrapposizione con gli Usa, e Parigi sta cercando di arraffare tutto quanto possibile prima del 20 gennaio prossimo, giorno dell’insediamento di Trump. Così molti analisti spiegherebbero anche l’attacco a Mediaset, pochi giorni dopo l’annuncio che Crédit Agricole ha acquistato Pioneer, l’asset manager di Unicredit che un Ad francese, messo al comando del gigante bancario italiano, ha venduto non casualmente alla prima banca francese. C’è chi sa leggere le minacce di Pechino e Mosca, ma non quelle di tedeschi e francesi per operazioni non proprio gradite agli alfieri del politicamente corretto. Asse che pensa di sostituirsi a Washington in Europa, fino a pensare di costruire un proprio esercito ed un proprio arsenale strategico alternativo a Russia ed Usa. E’ in Europa la vera resa dei conti. E’ qui che dovremmo evitare i tentativi di destabilizzazione. Soprattutto con il governo Gentiloni, ex ministro sul quale si scrissero fiumi di inchiostro per l’intesa che in base a una convenzione Onu del 1982 aggiornava l’estensione delle acque territoriali con la Francia.